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OMELIA Giovedì Santo | S. Messa nella Cena del Signore 14.04.2022

  • Immagine del redattore: SanCrEdo
    SanCrEdo
  • 16 apr 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 5 ott 2022

Trascriviamo l'omelia del nostro parroco, don Antonio, in occasione della S. Messa in Coena Domini, affinchè resti disponibile per la preghiera e la meditazione personale.

Ma quanto bene mi vuoi, Gesù? E perché me ne vuoi così tanto?


È un bene più forte dei miei “no”; l’hai detto a Pietro, con uno sguardo quando, dopo tante promesse, ha avuto lui il coraggio di dirti “no”, anzi, tre “no”: “non conosco quell’uomo” … “non capisco” … “non conosco”, pure giurando il falso.

È un bene più forte dei miei “No”, perché è un bene che dice “sì, ti voglio bene lo stesso, e anche di più”; e non hai bisogno di giurare e di spergiurare per farmi capire che me ne vuoi; ti basta darmi il tuo corpo, come farai stasera; ti basta lavarmi i piedi, come hai fatto stasera; ti basta guardarmi e perdonarmi, come hai fatto tante volte.


È un bene più grande dei miei tradimenti, delle mie infedeltà, l’hai detto a Giuda quando gli hai dato il primo boccone della cena; l’hai detto a Giuda, quando hai accettato il suo bacio; l’hai detto a Giuda quando hai accettato che non ti capisse proprio bene. lui ti chiamava “Rabbì”, mentre gli altri ti hanno chiamato “Signore”, il Signore della loro vita. Il Rabbì è un maestro che insegna: un po’ troppo distante, forse. E Gesù non è solo da capire, è un Signore da amare.

È un bene più grande dei miei tradimenti, delle mie infedeltà perché è un bene che c’è sempre, anche quando non ci sono io, anche quando non c’è risposta, anche quando non ti capisco, e anche quando non ti voglio capire… perché un bene così è troppo fastidioso, è troppo coinvolgente. Disturba. Non hai bisogno di aspettare una mia risposta, non hai bisogno di accettare che io mi decida, non hai bisogno di accettare che io mi muova: tu mi vuoi bene, e basta.


Ed è un bene più vero di tutte le scuse che posso inventare, di tutte le false parole che si possono dire, di tutte le bugie che dico ad alta voce a me stesso e agli altri. l’hai detto ai capi dei sacerdoti, l’hai detto al sommo sacerdote anzi, a dire il vero l’hai fatto dire a lui; hai fatto dire a lui l’unica verità che andava detta: “Tu l’hai detto”.

È un bene più vero di tutti, perché è un bene autentico e non ha bisogno di troppi giri di parole, non ha bisogno di scappare, come Giona, non ha bisogno neanche di cambiare argomento. Non ha bisogno di rimandare la verità ad altri tempi che non arrivano mai. È un bene autentico, che ha bisogno solo di quella verità che ci rende incredibilmente liberi.


È un dono il tuo bene, Gesù, e vuoi che rimanga un dono. Tu vuoi che il tuo bene rimanga un regalo, un solo comando ci hai dato e ci darai ancora questa sera: “Fate questo in memoria di me”.

È un dono il tuo bene, Gesù, e lo dici a noi perché non vuoi che noi ce ne impossessiamo. Sapete, il verbo che si usa per dire “arrestare Gesù” vuol dire “impossessarsi”, vuol dire “diventare padroni”, ma noi sappiamo che quando un dono diventa “mio”, diventa “proprietà”, allora smette di essere dono e perde il suo valore.

È un dono il tuo bene, Gesù, ma tu non vuoi smettere di voler bene e non vuoi che il dono smetta di essere dono. Non vuoi smettere di voler bene e allora ti metti nelle nostre mani perché, mangiandoti, assimilandoti, noi diventiamo simili a te, e diventiamo anche noi un dono, e diventiamo anche noi il tuo dono per chi ci hai messo vicino.


Ho capito perché mi vuoi bene, Gesù: tu mi vuoi bene perché io possa voler bene, e non a caso, ma come Te.


don Antonio Corvi


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